Luna di Aprile

Luna di Aprile
o Luna rosa, Luna delle Uova, Luna della lepre, Luna dell’erba, Luna dei boccioli

FASI LUNARI di APRILE 2015
Luna Piena – 4 aprile alle 14:07
Ultimo Quarto – 12 aprile
Luna nuova – 18 aprile alle 20:58
Primo Quarto – 25 aprile

Fonte testo: http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Luna_aprile.htm

Fonte immagine: http://www.segnalidivita.com/calendario/calendario-lunare-2015.htm

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Libro “Le Petit Chaperon rouge dans la tradition orale” di Yvonne Verdier

Le Petit Chaperon rouge dans la tradition orale

Yvonne Verdier

La fin d’une époque – les conditions du vrai
La vérité, pour quoi faire ?
“Mais c’est peut-être en finir un peu rapidement avec le loup et se laisser prendre à son jeu d’illusionniste que d’en rester là avec lui, car si ce jeu le caractérise tout entier, si même, comme on vient de le voir, le conte paraît le confondre parfois avec la grand-mère, la partie se joue bien à trois. S’il est ce personnage à éclipse qui ne montre pas son vrai visage, mais joue à cache-cache, se travestit, porte masque, change sa voix au point de se rendre invisible, le loup n’en est pas moins toujours là, bien présent sous son masque, à chaque transformation de la petite fille. À la croisée des chemins, lorsqu’elle choisit les épingles, c’est lui qui est à l’origine du choix ; c’est ensuite face à lui, sous son regard, et à sa demande, qu’elle s’incorpore sa grand-mère et se déshabille.

Le Petit Chaperon rouge, tel qu’il nous est connu grâce à Charles Perrault ou les frères Grimm, n’offre qu’une vision partielle des ressorts cachés de sa symbolique. Il existe en réalité de nombreuses variantes de ce conte, pour la plupart transmises oralement, souvent par les conteurs eux-mêmes dans la chaleur de l’âtre ou dans les champs. Et ces versions fourmillent de détails ou de motifs négligés dans la tradition littéraire et dont les petits enfants de la Bourgogne, du Nivernais ou du Velay ont pu savourer la féerie, riche de sous-entendus adultes. Tel le choix qui s’offre à la petite fille quant au chemin à emprunter, entre celui des aiguilles et celui des épingles. Ce qui, apprenons-nous, revient à choisir entre le travail, celui de la couturière, et le plaisir de se vêtir. Yvonne Verdier rapporte ce détail à une tradition de la fin du XIXe siècle qui voulait que les jeunes filles, durant l’hiver de leurs quinze ans, apprennent à se parer auprès de la couturière. C’était alors l’accession symbolique à la puberté. Quant au motif du repas auquel le loup invite la petite fille, il apparaît loin d’être innocent… L’histoire suit des méandres symboliques dont l’auteur détaille pour notre plus grand plaisir les tenants et les aboutissants. Ce faisant, Yvonne Verdier replace le Petit Chaperon rouge dans son contexte rural. Car, en dévoilant tous les sens cachés d’un véritable conte initiatique, ponctué de rites de passage, c’est aussi toute une société en voie de disparition qu’elle met à l’honneur, avec tendresse et force savoir… Mais gare ! Vous risquez désormais de confondre le loup avec le prince charmant.

Fonte: http://www.editions-allia.com/fr/livre/676/le-petit-chaperon-rouge-dans-la-tradition-orale

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mai 2014 – prix: 6,20 €
format : 100 x 170 mm
80 pages
ISBN: 978-2-84485-853-5

Libro “Da Fanciulla a Donna – Una guida per vivere i tuoi cicli con gioia” di DeAnna L’am

Libro “Da Fanciulla a Donna – Una guida per vivere i tuoi cicli con gioia” di DeAnna L’am

Editore: Anguana Edizioni
Data pubblicazione: Luglio 2013
Formato: Libro – Pag 49 – 14×21
Autrice: DeAnna L’am
Prezzo € 8,00.

Questo piccolo libro è dedicato a tutte le fanciulle “teenagers”
che si stanno apprestando a crescere per diventare le donne di domani.

È una guida che spiega in parole semplici il mistero del “diventare donna”: che cos’è, da cosa è causato, e come funziona il ciclo mestruale; che cosa fare; come viverlo…

Sito dell’autrice: http://www.deannalam.com
Descrizione dell’autrice DeAnna L’am

Hi! My name is DeAnna L’am, and I’m author of Becoming peers – Mentoring Girls Into Womanhood and A Diva’s Guide To Getting Your Period

I help women & girls love themselves unconditionally, deepen self acceptance, self love, and self esteem – at any age, draw spiritual strength from their cycle (rather than be at its mercy) and find the last missing pieces of their womanhood’s jigsaw puzzle.

If you have ever been a girl – This journey is for You!

I have been on the cutting edge of Menstrual Empowerment for over 20 years, teaching, speaking and publishing nationally & internationally, and I continue to be deeply passionate about my work.In Israel/ Palestine, my country of origin, I helped Jewish and Palestinian women surpass political, religious, and cultural differences by deeply bonding as cycling women.

All of us have been girls once, and we have mostly been fed a diet of negativity about menstruation, from a very young age (regardless of our culture).

As a result most adult women loath their period, referring to it as “bother,” “nuisance,” or “the curse.”

Additionally, the girl coming-of-age inside each woman, who may have never been welcomed into womanhood, is still left hanging, often embarrassed or ashamed, unable to blossom and add her unique qualities to the woman you became. In recognition of her plight, I coined the term ‘Inner Maiden’ in 1995, to describe the last unseen part within every woman, who holds the key to her wholeness.

Over the years I have honed tools and jewels to reverse “the curse”, and heal our Inner Maiden, which pick up the journey to wholeness where Psychology, Feminism, and Women’s Spirituality – leave off!

Whether you experience NO PMS symptoms at all, or agonizingly painful ones, whether you are mildly irritable, or enraged and depressed monthly,
whether you have a daughter or not – you will discover practical tools to:

Discard any cultural negativity about menstruation still wedged in your body
Reclaim your ‘Inner Maiden’ as the last missing piece of your womanhood’s jigsaw puzzle
Dissolve PMS symptoms
Welcome your daughter into womanhood with comfort and ease
Become empowering role model for today’s girls!

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“I Tre Volti della Luna” di Emma Fenu

Attraverso questo articolo che ho , vi invito alla riflessione attraverso queste rappresentazioni della Luna:
Selene, Artemide ed Ecate
Eva, Maria e Maddalena
Virgo, Mater et Vidua

“Nella mitologia greco-romana, per la variabilità del suo aspetto, l’astro notturno è stato accomunato a tre distinte divinità, che ne personificano la triplice manifestazione: Luna piena, Luna crescente e Luna nuova. Ed ecco apparire la luminosa e potente Selene, il cui appellativo deriva da sélas, ossia splendore. Essa rappresenta la Grande Madre che nutre, protegge ed accoglie. Subentra, poi, l’enigmatica Artemide, la falce di Luna, che è simbolo di rinascita e di resurrezione. Secondo il racconto trasmesso dal mito, la dea venne alla luce per prima e assistette la madre, Latona, nel parto del fratello, Apollo: in virtù di ciò era invocata come protettrice delle donne incinta. Tuttavia, Artemide era una fanciulla indomita, regina dei boschi e dedita alla caccia, intenta a preservare la propria verginità. E, infine, si lascia spazio ad Ecate, la Luna nera, poiché in congiunzione con il Sole, quindi eclissata: è la figura più ambigua e magnetica, che rappresenta la morte apparente, pronta a ricevere i semi di una nuova vita. Ad essa si rivolgono, infatti, le streghe, i cui arcani poteri trascendono, talvolta, il comune flusso degli eventi.

[…] Dagli abissi, senza tempo e spazio, del Mito, alla Storia, e allo snodarsi dei cicli nello scorrere delle epoche, il passo è, paradossalmente, breve. Le tre personificazioni divine, infatti, coincidono con le tre fasi della vita di una donna, scandite dalla presenza o meno del sangue che ne svela la fecondità del ventre: la pubertà, la maternità e la menopausa.

Tuttavia, questa tripartizione non si limita al secreto delle viscere, ma si estende, prepotentemente, alla realtà sociale per determinare, in tempi passati (ma forse non troppo dimenticati), i ruoli che alla femminilità competono, quelli di virgo, mater e vidua, ossia vergine, madre e vedova. Quest’ultima è una figura pericolosa, se non sottomessa all’autorità di un altro maschio che eserciti su di lei fermo controllo, svolgendo le veci del marito defunto. La luna nera è emblema dell’anziana, ma anche immagine della strega, della ribelle donna di cultura, dell’indecifrabile poetessa e, soprattutto, è epifania della tanto temuta parte irrazionale che è in tutti noi, a prescindere, dalla sequenza dei cromosomi.

Dalle notti trascorse sotto il manto stellato della dea Iside, vi riporto nelle sale museali. Pochi passi, molti meno di quanti si possa presumere. Attraverso un approccio iconografico con le opere d’arte, infatti, potete cogliere, nelle muliebri figure ritratte, palesi assimilazioni con i tre volti della luna, in primis Eva, Maria e Maddalena: rispettivamente la vergine nell’Eden, l’erede della Dea Madre e, infine, colei che è l’enigma mai risolto, la donna che annuncia la risurrezione di Cristo per prima, senza che un maschio la conduca per mano.”

Emma Fenu

Tratto da: http://www.memecult.it/i-volti-della-luna/

Un tempo Levatrice, ora Ostetrica: cenni storici e attuali

Vi propongo una ricerca sulla figura professionale Sanitaria dell’Ostetrica o Ostetrico con interessanti cenni storici, rilevata dal sito del Collegio delle Ostetriche di Udine e Pordenone: in Italia, infatti, fino al 1937, esisteva la figura della “Levatrice”.
Da quell’anno in poi le Donne hanno potuto e possono contare sulla figura dell'”Ostetrica”.

Mi affascina moltissimo addentrarmi in queste ricerche storiche e sui recenti riconoscimenti conquistati (e dovuti) alla figura dell’Ostetrica/o.
In alcune lingue le ostriche e le levatrici sono chiamate “donne sagge” o “co-madri” e per questo sostengo il lavoro e la professione dell’Ostetrica/o accanto alla Donna.

“In relazione al profilo professionale delle ostetriche osserviamo quanto segue. Alla professione di ostetrica/o, in virtù del ruolo rivestito nell’ambito del sistema di tutela della salute, è storicamente attribuito dallo Stato pieno riconoscimento giuridico. Denominata levatrice fino al 1937 (RDL n. 1520), ostetrica sin dal 1994 (D.M. 740 14.9.94) –è divenuta “ostetrica/o” in forza dell’accesso da parte degli uomini alla professione in concomitanza con l’emanazione della L. 9 dicembre 1977 n. 903 recante norme in materia “Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro”.
Come in tutte le professioni c.d. “protette” soltanto il conseguimento di una specifica “abilitazione”, ottenuta dal superamento dell’Esame di Stato, legittima l’ostetrica/o ad esercitare la propria professione in ambito ostetrico, ginecologico e neonatale. Le attività e le competenze riconosciute all’ostetrica sono quelle acquisite nel lungo percorso formativo teorico e pratico (Laurea in Scienze Ostetriche) che trovano il proprio fondamento giuridico nel D.M. 740/94, recante i fondamenti del relativo profilo professionale e nel codice deontologico dell’ostetrica/o, recentemente riscritto nel 2010.
Secondo lo “statuto normativo” che regola questa “professione sanitaria”, conseguita la laurea “abilitante” all’esercizio, l’ostetrica ha l’obbligo di iscriversi al Collegio professionale di competenza (dove risiede o dove esercita). Ne deriva che la mancata iscrizione comporta il divieto di esercizio della professione che diverrebbe esso stesso abusivo ai sensi dell’art. 348 c.p.. Quanto appena precisato determina l’appartenenza dell’ostetrica al gruppo delle professioni intellettuali “riconosciute”, cioè di quelle per il cui esercizio è obbligatoria l’iscrizione in appositi albi o elenchi nominativi “Albi professionali”. L’ostetrica ottiene l’abilitazione, dunque, attraverso il superamento dell’esame finale, a termine del percorso formativo del corso di Laurea in ostetricia.
Con l’entrata in vigore della legge n. 42 del 26.2.1999, recante “Disposizioni in materia di professioni sanitarie” l’ostetrica ha perso la denominazione di attività sanitaria “ausiliaria” per divenire professione sanitaria. Da tale inquadramento sono derivate alcune fondamentali conseguenze, tipiche del profilo di una professione intellettuale sanitaria: il riferimento è all’autonomia decisionale, all’indipendenza culturale ed operativa, sia pure in un contesto di équipe sanitaria, ed infine alla “responsabilità professionale” per il proprio operato.
In ragione della rilevanza sociale di questa professione sanitaria e delle sue specifiche competenze, lo Stato invita i cittadini-utenti del servizio a rivolgersi soltanto a quei soggetti che per specifica formazione, esperienza, abilitazione professionale ed inquadramento giuridico “possono” esercitare tali professioni. Il senso delle c.d. professioni protette deriva proprio dalla necessità di tutelare diritti soggettivi individuali ed interessi collettivi di tale valore e rilevanza da meritare massima attenzione e protezione, tanto da assurgere al livello di attività di c.d. “pubblica necessità”.
Dunque, il dominio tipico e caratteristico dell’intervento assistenziale dell’ostetrica è quello della promozione e tutela della salute della donna, in campo sessuale e riproduttivo e dell’età evolutiva, in rapporto a tutti gli eventi naturali fisiologici tipici delle fasi del ciclo vitale: la vita intrauterina, la nascita, la pubertà/adolescenza, la gravidanza, il parto, il puerperio, l’età fertile, l’età matura, la menopausa/il climaterio. La letteratura ostetrico-ginecologica, nonché fonti ufficiali di rappresentanza della Professione sono soliti parlare di “salute olistica” della donna quale obiettivo e finalità tipica della professione ostetrica: ciò significa che l’ostetrica deve considerare – per un preciso dovere deontologico – la donna persona prima, ed il binomio materno fetale dopo, nella sua globalità, tutelando e valorizzando le componenti mente-corpo-cultura che interagiscono tra loro intimamente.
Tale visione globale della figura e della salute della donna in generale, e della donna in gravidanza in particolare, è propria del profilo assistenziale dell’ostetrica in forza di una serie di precisi riferimenti normativi. In sostanza, nei contesti operativi di competenza ostetrica – ovverosia l’area ginecologica, neonatale e ostetrica- tale professionista si prende cura della donna-persona sia da un punto di vista clinico (c.d. midwifery cure), sia dal punto di vista del supporto psicologico (midwifery care), nonché dal punto di vista educativo ed informativo (midwifery educator).
In conclusione, e prima di analizzare nello specifico i fondamenti normativi della professione, di fronte alla domanda di salute inerente le manifestazioni naturali del ciclo della vita femminile, l’ostetrica agisce in completa autonomia assumendosi –nei limiti delle proprie competenze- la “responsabilità” dell’intervento assistenziale, mentre di fronte a situazioni potenzialmente patologiche è chiamata a chiedere il contributo del medico ed in sua assenza deve essere in grado di prestare le misure sanitarie indispensabili per salvaguardare la vita della persona. Ai nostri fini è necessario rilevare come sia rispetto al primo profilo (la rilevazione di situazioni di rischio anche solo potenziale per la salute della donna), sia rispetto al secondo (la capacità di primo intervento adeguato in attesa di quello medico), l’ostetrica riceva una formazione universitaria e specialistica e, soprattutto, nel settore pubblico affina le sue competenze e capacità con l’accumulo di dati esperienziali.
[…]

Sul piano del relativo “quadro normativo” è necessario segnalare il D.M. 14-09-1994, n. 740 Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’ostetrica/o che all’art. 1 prevede che “1. E’ individuata la figura dell’ostetrica/o con il seguente profilo: l’ostetrica/o è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza, durante il parto e nel puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e presta assistenza al neonato. 2. L’ostetrica/o, per quanto di sua competenza, partecipa: a) ad interventi di educazione sanitaria e sessuale sia nell’ambito della famiglia che nella comunità; b) alla preparazione psicoprofilattica al parto; c) alla preparazione e all’assistenza ad interventi ginecologici; d) alla prevenzione e all’accertamento dei tumori della sfera genitale femminile; e) ai programmi di assistenza materna e neonatale. 3. L’ostetrica/o, nel rispetto dell’etica professionale, gestisce, come membro dell’equipe sanitaria, l’intervento assistenziale di propria competenza. 4. L’ostetrica/o contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all’aggiornamento relativo al proprio profilo professionale e alla ricerca. 5. L’ostetrica/o è in grado di individuare situazioni potenzialmente patologiche che richiedono intervento medico e di praticare, ove occorra, le relative misure di particolare emergenza. 6. L’ostetrica/o svolge la sua attività in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale.
In punto definizione e riepilogo del profilo professionale, ancor più esplicita è la previsione della legge 26 febbraio 1999 n. 42 recante “Disposizioni in materia di professioni sanitarie” – che ha sostituito la denominazione di “professione sanitaria ausiliaria” con “professione sanitaria” (art. 1, comma 1), abrogando il regolamento contenuto nel DPR n. 163/75 e stabilendo il campo proprio e riservato di attività e responsabilità delle professioniste sanitarie determinato da: 1. D.M. istitutivo del relativo profilo professionale (D.M. 740/94); 2. Ordinamento didattico del corso di Diploma universitario oggi corso di laurea di I° livello; 3. Ordinamento didattico dei corsi di Formazione post-base; 4. Codice deontologico.
Sempre sul punto, una ulteriore conferma sia della natura riservata o protetta della professione sanitaria, sia dei compiti istituzionalmente attribuitile, si ricava dal tenore della legge 10 agosto 2000 n. 251 “Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica” che all’art. 1 (professioni sanitarie infermieristiche e professione sanitaria ostetrica) recita: “Gli operatori della professione sanitaria ostetrica svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, alla cura e salvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali nonché dagli specifici codici deontologici ed utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza”.
Da ultimo, il D.L.vo 9 novembre 2007, n.206 in attuazione della direttiva 2005/36/CE- relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE concernente la libera circolazione delle persone a seguito dell’adesione all’U.E. di Bulgaria e Romania ha previsto all’art. 48 che: “Esercizio delle attività professionali di ostetrica. 1. Le disposizioni della presente sezione si applicano alle attività di ostetrica come definite dalla legislazione vigente, fatto salvo il comma 2, ed esercitate con i titoli professionali di cui all’allegato V, punto 5.5.2. 2. Le ostetriche sono autorizzate all’esercizio delle seguenti attività’: a) fornire una buona informazione e dare consigli per quanto concerne i problemi della pianificazione familiare; b) accertare la gravidanza e in seguito sorvegliare la gravidanza diagnosticata come normale da un soggetto abilitato alla professione medica, effettuare gli esami necessari al controllo dell’evoluzione della gravidanza normale; c) prescrivere gli esami necessari per la diagnosi quanto più precoce di gravidanze a rischio; d) predisporre programmi di preparazione dei futuri genitori ai loro compiti, assicurare la preparazione completa al parto e fornire consigli in materia di igiene e di alimentazione; e) assistere la partoriente durante il travaglio e sorvegliare lo stato del feto nell’utero con i mezzi clinici e tecnici appropriati; f) praticare il parto normale, quando si tratti di presentazione del vertex, compresa, se necessario,l’episiotomia e, in caso di urgenza, praticare il parto nel caso di una presentazione podalica; g) individuare nella madre o nel bambino i segni di anomalie che richiedono l’intervento di un medico e assistere quest’ultimo in caso d’intervento; prendere i provvedimenti d’urgenza che si impongono in assenza del medico e, in particolare, l’estrazione manuale della placenta seguita eventualmente dalla revisione uterina manuale; h) esaminare il neonato e averne cura; prendere ogni iniziativa che s’imponga in caso di necessità e, eventualmente, praticare la rianimazione immediata; i) assistere la partoriente, sorvegliare il puerperio e dare alla madre tutti i consigli utili affinché possa allevare il neonato nel modo migliore; l) praticare le cure prescritte da un medico; m) redigere i necessari rapporti scritti.”
Delineati i lineamenti normativi della professione ostetrica, la sua piena riconducibilità al concetto di “professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione da parte dello Stato” ai sensi ed agli effetti anche dell’art. 348 c.p.; individuati sempre su base normativa gli atti tipici e caratteristici della professione ostetrica, risulta agevole enucleare le ragioni per cui l’esercizio di tale attività debba essere subordinato al controllo di natura pubblicistica, al superamento di un esame di abilitazione e conseguente iscrizione in un albo professionale e prima ancora al conseguimento di un titolo accademico consistente nel diploma di laurea in “Scienze Ostetriche”.
[…]

[…] l’inscindibile unità fra l’atto sanitario e quello relazionale; la prestazione ostetrica è un mixtum compositum di fattori tecnici, pratico operativi, ma anche emozionali o mentali; ciò perché l’alleanza sanitaria fra l’ostetrica e la diade materno fetale è innanzitutto una rapporto umano, molto intimo e di totale “affidamento”.”

Tratto dal sito: Collegio delle Ostetriche di Udine e Pordenone
http://www.collegioostetricheudpn.it/

Altri riferimenti normativi si trovano nel sito del Collegio Interprovinciale Ostetriche BL PD RO TV VE VI
http://www.ostetricheinterve.it/2185-2/

Equinozio di Primavera – 20/21 Marzo

Dale parole del libro “Feste Pagane” di Roberto Fattore:
“Nelle tradizioni neo druidiche contemporanee l’Equinozio di Primavera è detto Alban Eiler, “Luce della terra” con riferimento al fatto che ora il Sole si trova al di sopra dell’equatore celeste, la zona astronomica chiamata dagli Antichi “Terra Emersa” e contrapposta alle “Acque Inferiori” […] La Primavera in queste concezioni druidiche, è celebrata con tre feste: Imbolc, che ne rappresenta i primi movimenti, l’Equinozio, che ne è la manifestazione visibile, e Beltane, che ne è la sua pienezza. L’Equinozio di Primavera segna appunto l’inizio del Calendario Zodiacale con l’entrata del Sole nel segno dell’Ariete. Inoltre, ogni Era Zodiacale viene chiamata col nome della costellazione in cui cade il punto equinoziale nel suo ciclo precessionale (circa 2000 anni per segno zodiacale). L’Equinozio Primaverile rappresenta così una sorta di capodanno.”
Appunto un capodanno, una festa di rinnovamento ciclico, una rinascenza del Creato. Che sia l’Akitu di Babilonia o l’Oestara dei Druidi è questo il significato ultimo di questa seconda Primavera che segue al disgelo dell’Imbolc e attende al trionfo del Fuoco di Walpurgisnacht, o Beltane. I simboli i riti e i tempi cultuali legati a questa festa sono moltissimi e, travalicando la concezione Cristiana, ci raccontano dell’Alchimia, del Mito e dei culti Originali dell’Antichità, come si è visto, per esempio, parlando dell’uovo e dell’agnello. L’agnello non era il solo animale simbolicamente legato all’Equinozio diprimavera. Oltre alla notissima lepre, animale lunare simbolo di fertilità a motivo del ciclo riproduttivo, un altro animale legato all’Equinozio era il Toro. Val la pena soffermarsi sul Toro poiché il suo simbolismo è davvero importante per “collegare” idealmente gli antichi rituali al moderno Oestara.
Nel Mithraismo si dice che lo stesso Mithra sacrificò il Toro Cosmico dal cui sacrificio nacque l’intero mondo; la Divinità Persiana avrebbe poi offerto al Sole un banchetto sacrificale fatto della carne taurina. Il Toro si ritrova già nelle antiche cosmogonie della Mezzaluna Fertile e nei culti della Preistoria; nell’Epica di Gilgameš, ad esempio, la Dea Ištar scaglia contro l’Eroe colpevole di averla offesa il Toro Celeste. Ed è importante questo legame tra le Dea e il Toro… Ci informa Wikipedia che: “Secondo alcuni storici, il culto di Mitra potrebbe simboleggiare la forza del Sole all’uscita dell’Equinozio di Primavera dalla costellazione del Toro verso la costellazione dell’Ariete, avvenuta nel XIX secolo a.C. La morte del toro genera la vita e la fecondità dell’universo, il quale essendo pure il segno di Venere, mostra come l’astro con la sua energia, rigenera la natura. In effetti, in molte rappresentazioni della tauroctonia (uccisione col toro), la scena comprende anche i simboli del Sole, della Luna, dei sette pianeti, delle costellazioni zodiacali, dei venti e delle stagioni.” Ma c’è un altro importante simbolo legato all’uccisione del Toro: lo scorpione. Solitamente questi era raffigurato nell’atto di pungere con una chela i testicoli del toro. Lo scorpione era uno dei simboli della Dea Ištar. Si ricordi anche, a questo proposito e a riprova di un ulteriore legame tal l’Equinozio, la costellazione del Toro e la Dea, che Oestara discende da Eostre, la Dea Bretone il cui nome farebbe riferimento alla “Stella dell’Est”, Venere, la Stella del mattino: Ištar.
Solitamente nell’iconografia dell’uccisione del toro (dove Mithra indossa un berretto frigio) compaiono anche un corvo e una coppa e un leone. Infine Cautes e Cautopates, i gemelli celesti che accompagnano Mitra, i quali portano una torcia. La torcia di Cautes punta verso l’alto, perché Cautes rappresenta l’Equinozio di Primavera; quella di Cautopates, che è l’Equinozio d’Autunno, è diretta verso il basso. Sopra Mitra, i simboli di Sole e Luna sono disegnati su un cielo stellato.
Non ci vuole molto per far correre il pensiero alla figura del Baphomet come raffigurato da Eliphas Levi…
Ma torniamo alla tauroctonia; essa rappresenta il controllo di Mitra sulla Precessione degli Equinozi. Gli animali, associati a Mitra nella tauroctonia, rappresenterebbero le costellazioni che si trovavano all’equatore celeste proprio durante l’Era del Toro: il serpente sarebbe l’Idra di Lerna, il cane la costellazione del Canis Major o Minor e analogamente vi sarebbero la costellazione del Corvo, quella dello Scorpione, quella della Coppa e infine del Leone. Dal toro sgozzato esce sangue (o chicchi di grano) che potrebbe alludere alla stella Spica. Un’altra associazione sulla quale si potrebbe meditare è la Lama n. XVII degli Arcani Maggiori, la Stella e chiudere idealmente così il cerchio tornando all’iconografia della stessa Ištar (la Stella ad otto punte è il Suo simbolo). Lo stesso Mitra, infine, potrebbe essere associato a Perseo, un antenato mitologico di Mitridate, la cui costellazione si trova proprio al di sopra di quella del toro. Tutti i particolari, quindi, dell’iconografia hanno un significato astronomico. E sono legati all’Equinozio di Primavera. Si potrebbe dire che il Mithraismo alfine ha condotto la memoria del rinnovamento cosmico che gli antichi legavano al rituale dell’Equinozio di Primavera fino al mondo moderno attraverso l’idea di sacrificio (sul quale scriverà tanto il Frazer ne Il Ramo d’Oro). Il sacrificio del Toro (e per estensione del Cosmo) era virtualmente legato alla rinascenza del mondo dacché lo stesso Mitra aveva inizialmente creato il tutto proprio dal Toro celeste; al sacrificio idealmente sarebbe seguita la restaurazione e il rinnovamento. Una sorta di morte e resurrezione…
Il Cristianesimo nella sua idea di morte e resurrezione di un ideale salvatore non contemplò il rinnovamento del Cosmo se non per mezzo del simbolismo della Croce. Questo è talmente universale da meritare un intervento a parte, e chissà che non si aggiunga in seguito. Ma basti per esempio il fatto che la croce tradizionalmente è un incontrarsi di cielo (identificato nella linea verticale) e orizzonte (per estensione terra), una Ierogamia Sacra. Così come idealmente rappresenta gli Elementi, le direzioni e in alcuni casi i principi maschile e femminile. E tuttavia lo stesso Redentore nella sua rilettura del sacrificio atto a rinnovare il Cosmo, pur legando la sua vicenda terrena alla volontà di un non meglio definito “Padre”, non si sottrae a rendere il giusto tributo alla femminilità passando anche egli, necessariamente, per una iniziazione Luni – Solare.
Cristo muore sulla croce e la ferita che lo consegna alla morte è inflitta da una lancia (fallo) la quale apre uno squarcio nel costato che sanguinerà per tre giorni… Mentre l’intero ordinamento cosmico sarà scosso da sovvertimenti di ogni tipo (eclissi, terremoti…) ed egli stesso scenderà agli Inferi. Si leggano gli interessantissimi studi del Renda (Il Santo Graal, Sellerio) e della Harding (I Misteri della Donna, Astrolabio – Ubaldini) per comprendere come questa sia a tutti gli effetti una sorta di rilettura misterica del ciclo mestruale. Non a caso la passione e il rituale istituito dallo stesso Cristo si basa sul sangue, elemento centrale non solo nel Cristianesimo e simbolo di vita e morte al tempo medesimo per la quasi totalità delle culture. Infine nel grembo – tomba il Salvatore dormirà per tre giorni tornando quindi alla vita, risuscitando alla luce del Sole, dopo aver egli stesso compiuto la propria personale (Lunare!) Discesa agli Inferi. Un’interpretazione, questa, che potrebbe far storcere il naso a qualche sostenitore della Chiesa… Non è proprio come i promotori del Cattolicesimo® ce l’hanno raccontata ma è certamente più ricca di senso e soprattutto di significato esoterico…
A conclusione di questo lunghissimo excursus sul significato dell’Oestara credo si possa comprendere come questa festa sia molto molto più antica della Pasqua cristiana e come la sua celebrazione contempli l’unione mistica di cielo e terra allo scopo di rigenerare il Tutto. Una festa legata a morte, sesso e vita. Certo il materiale di cui trattare aprirebbe la strada per la stesura di altri articoli innumerevoli data l’universalità del tema. Ma preferisco fermare qui la mia analisi, consapevole certo di non aver detto tutto ciò che c’era da dire ma anche di aver indicato interessanti spunti di riflessione.
I miei (pochi) lettori vorranno perdonarmi se alla chiusura di questa terza ed ultima parte farò seguire un inno alla Primavera scritto da un poeta intorno al 1100; è, credo, l’inno più bello nella sua immediata e fresca semplicità che sia stato dedicato al passaggio del tempo del gelo in favore della bella stagione, Tempus Transit Gelidum tramandataci dal bellissimo Codex Burana. Namastè

Tratto da: http://www.esagila.it/wordpress/index.php?author=1&paged=2

Conferenza “VACCINAZIONI PEDIATRICHE saperne di più per una scelta consapevole” / Mestre (VE), 14 Marzo 2015: rettifica data e relatore

Ricevo e inoltro l’invito:
SABATO 14 MARZO ALLE ORE 15
PRESSO PALAPLIP IN VIA SAN DONA’, 195 a Mestre (VE)

Conferenza “VACCINAZIONI PEDIATRICHE
saperne di più per una scelta consapevole ”

relatore: dottor Eugenio Serravalle medico pediatra e neonatologo.

Vi invitiamo ad arrivare per tempo.
La conferenza si terrà presso il Palaplip di Mestre (VE) in via San Donà.

Per informazioni:
AIED – Annabella 340 4803454
Progetto Nascere Meglio- Nadia 347 6102612 – 041 927333
http://www.nasceremeglio.it/

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