Equinozio di Primavera – 20/21 Marzo

Dale parole del libro “Feste Pagane” di Roberto Fattore:
“Nelle tradizioni neo druidiche contemporanee l’Equinozio di Primavera è detto Alban Eiler, “Luce della terra” con riferimento al fatto che ora il Sole si trova al di sopra dell’equatore celeste, la zona astronomica chiamata dagli Antichi “Terra Emersa” e contrapposta alle “Acque Inferiori” […] La Primavera in queste concezioni druidiche, è celebrata con tre feste: Imbolc, che ne rappresenta i primi movimenti, l’Equinozio, che ne è la manifestazione visibile, e Beltane, che ne è la sua pienezza. L’Equinozio di Primavera segna appunto l’inizio del Calendario Zodiacale con l’entrata del Sole nel segno dell’Ariete. Inoltre, ogni Era Zodiacale viene chiamata col nome della costellazione in cui cade il punto equinoziale nel suo ciclo precessionale (circa 2000 anni per segno zodiacale). L’Equinozio Primaverile rappresenta così una sorta di capodanno.”
Appunto un capodanno, una festa di rinnovamento ciclico, una rinascenza del Creato. Che sia l’Akitu di Babilonia o l’Oestara dei Druidi è questo il significato ultimo di questa seconda Primavera che segue al disgelo dell’Imbolc e attende al trionfo del Fuoco di Walpurgisnacht, o Beltane. I simboli i riti e i tempi cultuali legati a questa festa sono moltissimi e, travalicando la concezione Cristiana, ci raccontano dell’Alchimia, del Mito e dei culti Originali dell’Antichità, come si è visto, per esempio, parlando dell’uovo e dell’agnello. L’agnello non era il solo animale simbolicamente legato all’Equinozio diprimavera. Oltre alla notissima lepre, animale lunare simbolo di fertilità a motivo del ciclo riproduttivo, un altro animale legato all’Equinozio era il Toro. Val la pena soffermarsi sul Toro poiché il suo simbolismo è davvero importante per “collegare” idealmente gli antichi rituali al moderno Oestara.
Nel Mithraismo si dice che lo stesso Mithra sacrificò il Toro Cosmico dal cui sacrificio nacque l’intero mondo; la Divinità Persiana avrebbe poi offerto al Sole un banchetto sacrificale fatto della carne taurina. Il Toro si ritrova già nelle antiche cosmogonie della Mezzaluna Fertile e nei culti della Preistoria; nell’Epica di Gilgameš, ad esempio, la Dea Ištar scaglia contro l’Eroe colpevole di averla offesa il Toro Celeste. Ed è importante questo legame tra le Dea e il Toro… Ci informa Wikipedia che: “Secondo alcuni storici, il culto di Mitra potrebbe simboleggiare la forza del Sole all’uscita dell’Equinozio di Primavera dalla costellazione del Toro verso la costellazione dell’Ariete, avvenuta nel XIX secolo a.C. La morte del toro genera la vita e la fecondità dell’universo, il quale essendo pure il segno di Venere, mostra come l’astro con la sua energia, rigenera la natura. In effetti, in molte rappresentazioni della tauroctonia (uccisione col toro), la scena comprende anche i simboli del Sole, della Luna, dei sette pianeti, delle costellazioni zodiacali, dei venti e delle stagioni.” Ma c’è un altro importante simbolo legato all’uccisione del Toro: lo scorpione. Solitamente questi era raffigurato nell’atto di pungere con una chela i testicoli del toro. Lo scorpione era uno dei simboli della Dea Ištar. Si ricordi anche, a questo proposito e a riprova di un ulteriore legame tal l’Equinozio, la costellazione del Toro e la Dea, che Oestara discende da Eostre, la Dea Bretone il cui nome farebbe riferimento alla “Stella dell’Est”, Venere, la Stella del mattino: Ištar.
Solitamente nell’iconografia dell’uccisione del toro (dove Mithra indossa un berretto frigio) compaiono anche un corvo e una coppa e un leone. Infine Cautes e Cautopates, i gemelli celesti che accompagnano Mitra, i quali portano una torcia. La torcia di Cautes punta verso l’alto, perché Cautes rappresenta l’Equinozio di Primavera; quella di Cautopates, che è l’Equinozio d’Autunno, è diretta verso il basso. Sopra Mitra, i simboli di Sole e Luna sono disegnati su un cielo stellato.
Non ci vuole molto per far correre il pensiero alla figura del Baphomet come raffigurato da Eliphas Levi…
Ma torniamo alla tauroctonia; essa rappresenta il controllo di Mitra sulla Precessione degli Equinozi. Gli animali, associati a Mitra nella tauroctonia, rappresenterebbero le costellazioni che si trovavano all’equatore celeste proprio durante l’Era del Toro: il serpente sarebbe l’Idra di Lerna, il cane la costellazione del Canis Major o Minor e analogamente vi sarebbero la costellazione del Corvo, quella dello Scorpione, quella della Coppa e infine del Leone. Dal toro sgozzato esce sangue (o chicchi di grano) che potrebbe alludere alla stella Spica. Un’altra associazione sulla quale si potrebbe meditare è la Lama n. XVII degli Arcani Maggiori, la Stella e chiudere idealmente così il cerchio tornando all’iconografia della stessa Ištar (la Stella ad otto punte è il Suo simbolo). Lo stesso Mitra, infine, potrebbe essere associato a Perseo, un antenato mitologico di Mitridate, la cui costellazione si trova proprio al di sopra di quella del toro. Tutti i particolari, quindi, dell’iconografia hanno un significato astronomico. E sono legati all’Equinozio di Primavera. Si potrebbe dire che il Mithraismo alfine ha condotto la memoria del rinnovamento cosmico che gli antichi legavano al rituale dell’Equinozio di Primavera fino al mondo moderno attraverso l’idea di sacrificio (sul quale scriverà tanto il Frazer ne Il Ramo d’Oro). Il sacrificio del Toro (e per estensione del Cosmo) era virtualmente legato alla rinascenza del mondo dacché lo stesso Mitra aveva inizialmente creato il tutto proprio dal Toro celeste; al sacrificio idealmente sarebbe seguita la restaurazione e il rinnovamento. Una sorta di morte e resurrezione…
Il Cristianesimo nella sua idea di morte e resurrezione di un ideale salvatore non contemplò il rinnovamento del Cosmo se non per mezzo del simbolismo della Croce. Questo è talmente universale da meritare un intervento a parte, e chissà che non si aggiunga in seguito. Ma basti per esempio il fatto che la croce tradizionalmente è un incontrarsi di cielo (identificato nella linea verticale) e orizzonte (per estensione terra), una Ierogamia Sacra. Così come idealmente rappresenta gli Elementi, le direzioni e in alcuni casi i principi maschile e femminile. E tuttavia lo stesso Redentore nella sua rilettura del sacrificio atto a rinnovare il Cosmo, pur legando la sua vicenda terrena alla volontà di un non meglio definito “Padre”, non si sottrae a rendere il giusto tributo alla femminilità passando anche egli, necessariamente, per una iniziazione Luni – Solare.
Cristo muore sulla croce e la ferita che lo consegna alla morte è inflitta da una lancia (fallo) la quale apre uno squarcio nel costato che sanguinerà per tre giorni… Mentre l’intero ordinamento cosmico sarà scosso da sovvertimenti di ogni tipo (eclissi, terremoti…) ed egli stesso scenderà agli Inferi. Si leggano gli interessantissimi studi del Renda (Il Santo Graal, Sellerio) e della Harding (I Misteri della Donna, Astrolabio – Ubaldini) per comprendere come questa sia a tutti gli effetti una sorta di rilettura misterica del ciclo mestruale. Non a caso la passione e il rituale istituito dallo stesso Cristo si basa sul sangue, elemento centrale non solo nel Cristianesimo e simbolo di vita e morte al tempo medesimo per la quasi totalità delle culture. Infine nel grembo – tomba il Salvatore dormirà per tre giorni tornando quindi alla vita, risuscitando alla luce del Sole, dopo aver egli stesso compiuto la propria personale (Lunare!) Discesa agli Inferi. Un’interpretazione, questa, che potrebbe far storcere il naso a qualche sostenitore della Chiesa… Non è proprio come i promotori del Cattolicesimo® ce l’hanno raccontata ma è certamente più ricca di senso e soprattutto di significato esoterico…
A conclusione di questo lunghissimo excursus sul significato dell’Oestara credo si possa comprendere come questa festa sia molto molto più antica della Pasqua cristiana e come la sua celebrazione contempli l’unione mistica di cielo e terra allo scopo di rigenerare il Tutto. Una festa legata a morte, sesso e vita. Certo il materiale di cui trattare aprirebbe la strada per la stesura di altri articoli innumerevoli data l’universalità del tema. Ma preferisco fermare qui la mia analisi, consapevole certo di non aver detto tutto ciò che c’era da dire ma anche di aver indicato interessanti spunti di riflessione.
I miei (pochi) lettori vorranno perdonarmi se alla chiusura di questa terza ed ultima parte farò seguire un inno alla Primavera scritto da un poeta intorno al 1100; è, credo, l’inno più bello nella sua immediata e fresca semplicità che sia stato dedicato al passaggio del tempo del gelo in favore della bella stagione, Tempus Transit Gelidum tramandataci dal bellissimo Codex Burana. Namastè

Tratto da: http://www.esagila.it/wordpress/index.php?author=1&paged=2

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One thought on “Equinozio di Primavera – 20/21 Marzo

  1. Sono l’autore del post da cui hai tratto l’articolo. Ti ho contattato via FB per chiederti di aggiornare il link e ti ho pure ringraziato per averlo citato. ma non mi hai risposto. Ti chiedo di aggiornare il lik con quello corretto perché CI TENGO che se qualche informazione deve venire dal mio blog sia almeno da quello nuovo.

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