Un tempo Levatrice, ora Ostetrica: cenni storici e attuali

Vi propongo una ricerca sulla figura professionale Sanitaria dell’Ostetrica o Ostetrico con interessanti cenni storici, rilevata dal sito del Collegio delle Ostetriche di Udine e Pordenone: in Italia, infatti, fino al 1937, esisteva la figura della “Levatrice”.
Da quell’anno in poi le Donne hanno potuto e possono contare sulla figura dell'”Ostetrica”.

Mi affascina moltissimo addentrarmi in queste ricerche storiche e sui recenti riconoscimenti conquistati (e dovuti) alla figura dell’Ostetrica/o.
In alcune lingue le ostriche e le levatrici sono chiamate “donne sagge” o “co-madri” e per questo sostengo il lavoro e la professione dell’Ostetrica/o accanto alla Donna.

“In relazione al profilo professionale delle ostetriche osserviamo quanto segue. Alla professione di ostetrica/o, in virtù del ruolo rivestito nell’ambito del sistema di tutela della salute, è storicamente attribuito dallo Stato pieno riconoscimento giuridico. Denominata levatrice fino al 1937 (RDL n. 1520), ostetrica sin dal 1994 (D.M. 740 14.9.94) –è divenuta “ostetrica/o” in forza dell’accesso da parte degli uomini alla professione in concomitanza con l’emanazione della L. 9 dicembre 1977 n. 903 recante norme in materia “Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro”.
Come in tutte le professioni c.d. “protette” soltanto il conseguimento di una specifica “abilitazione”, ottenuta dal superamento dell’Esame di Stato, legittima l’ostetrica/o ad esercitare la propria professione in ambito ostetrico, ginecologico e neonatale. Le attività e le competenze riconosciute all’ostetrica sono quelle acquisite nel lungo percorso formativo teorico e pratico (Laurea in Scienze Ostetriche) che trovano il proprio fondamento giuridico nel D.M. 740/94, recante i fondamenti del relativo profilo professionale e nel codice deontologico dell’ostetrica/o, recentemente riscritto nel 2010.
Secondo lo “statuto normativo” che regola questa “professione sanitaria”, conseguita la laurea “abilitante” all’esercizio, l’ostetrica ha l’obbligo di iscriversi al Collegio professionale di competenza (dove risiede o dove esercita). Ne deriva che la mancata iscrizione comporta il divieto di esercizio della professione che diverrebbe esso stesso abusivo ai sensi dell’art. 348 c.p.. Quanto appena precisato determina l’appartenenza dell’ostetrica al gruppo delle professioni intellettuali “riconosciute”, cioè di quelle per il cui esercizio è obbligatoria l’iscrizione in appositi albi o elenchi nominativi “Albi professionali”. L’ostetrica ottiene l’abilitazione, dunque, attraverso il superamento dell’esame finale, a termine del percorso formativo del corso di Laurea in ostetricia.
Con l’entrata in vigore della legge n. 42 del 26.2.1999, recante “Disposizioni in materia di professioni sanitarie” l’ostetrica ha perso la denominazione di attività sanitaria “ausiliaria” per divenire professione sanitaria. Da tale inquadramento sono derivate alcune fondamentali conseguenze, tipiche del profilo di una professione intellettuale sanitaria: il riferimento è all’autonomia decisionale, all’indipendenza culturale ed operativa, sia pure in un contesto di équipe sanitaria, ed infine alla “responsabilità professionale” per il proprio operato.
In ragione della rilevanza sociale di questa professione sanitaria e delle sue specifiche competenze, lo Stato invita i cittadini-utenti del servizio a rivolgersi soltanto a quei soggetti che per specifica formazione, esperienza, abilitazione professionale ed inquadramento giuridico “possono” esercitare tali professioni. Il senso delle c.d. professioni protette deriva proprio dalla necessità di tutelare diritti soggettivi individuali ed interessi collettivi di tale valore e rilevanza da meritare massima attenzione e protezione, tanto da assurgere al livello di attività di c.d. “pubblica necessità”.
Dunque, il dominio tipico e caratteristico dell’intervento assistenziale dell’ostetrica è quello della promozione e tutela della salute della donna, in campo sessuale e riproduttivo e dell’età evolutiva, in rapporto a tutti gli eventi naturali fisiologici tipici delle fasi del ciclo vitale: la vita intrauterina, la nascita, la pubertà/adolescenza, la gravidanza, il parto, il puerperio, l’età fertile, l’età matura, la menopausa/il climaterio. La letteratura ostetrico-ginecologica, nonché fonti ufficiali di rappresentanza della Professione sono soliti parlare di “salute olistica” della donna quale obiettivo e finalità tipica della professione ostetrica: ciò significa che l’ostetrica deve considerare – per un preciso dovere deontologico – la donna persona prima, ed il binomio materno fetale dopo, nella sua globalità, tutelando e valorizzando le componenti mente-corpo-cultura che interagiscono tra loro intimamente.
Tale visione globale della figura e della salute della donna in generale, e della donna in gravidanza in particolare, è propria del profilo assistenziale dell’ostetrica in forza di una serie di precisi riferimenti normativi. In sostanza, nei contesti operativi di competenza ostetrica – ovverosia l’area ginecologica, neonatale e ostetrica- tale professionista si prende cura della donna-persona sia da un punto di vista clinico (c.d. midwifery cure), sia dal punto di vista del supporto psicologico (midwifery care), nonché dal punto di vista educativo ed informativo (midwifery educator).
In conclusione, e prima di analizzare nello specifico i fondamenti normativi della professione, di fronte alla domanda di salute inerente le manifestazioni naturali del ciclo della vita femminile, l’ostetrica agisce in completa autonomia assumendosi –nei limiti delle proprie competenze- la “responsabilità” dell’intervento assistenziale, mentre di fronte a situazioni potenzialmente patologiche è chiamata a chiedere il contributo del medico ed in sua assenza deve essere in grado di prestare le misure sanitarie indispensabili per salvaguardare la vita della persona. Ai nostri fini è necessario rilevare come sia rispetto al primo profilo (la rilevazione di situazioni di rischio anche solo potenziale per la salute della donna), sia rispetto al secondo (la capacità di primo intervento adeguato in attesa di quello medico), l’ostetrica riceva una formazione universitaria e specialistica e, soprattutto, nel settore pubblico affina le sue competenze e capacità con l’accumulo di dati esperienziali.
[…]

Sul piano del relativo “quadro normativo” è necessario segnalare il D.M. 14-09-1994, n. 740 Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’ostetrica/o che all’art. 1 prevede che “1. E’ individuata la figura dell’ostetrica/o con il seguente profilo: l’ostetrica/o è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza, durante il parto e nel puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e presta assistenza al neonato. 2. L’ostetrica/o, per quanto di sua competenza, partecipa: a) ad interventi di educazione sanitaria e sessuale sia nell’ambito della famiglia che nella comunità; b) alla preparazione psicoprofilattica al parto; c) alla preparazione e all’assistenza ad interventi ginecologici; d) alla prevenzione e all’accertamento dei tumori della sfera genitale femminile; e) ai programmi di assistenza materna e neonatale. 3. L’ostetrica/o, nel rispetto dell’etica professionale, gestisce, come membro dell’equipe sanitaria, l’intervento assistenziale di propria competenza. 4. L’ostetrica/o contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all’aggiornamento relativo al proprio profilo professionale e alla ricerca. 5. L’ostetrica/o è in grado di individuare situazioni potenzialmente patologiche che richiedono intervento medico e di praticare, ove occorra, le relative misure di particolare emergenza. 6. L’ostetrica/o svolge la sua attività in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale.
In punto definizione e riepilogo del profilo professionale, ancor più esplicita è la previsione della legge 26 febbraio 1999 n. 42 recante “Disposizioni in materia di professioni sanitarie” – che ha sostituito la denominazione di “professione sanitaria ausiliaria” con “professione sanitaria” (art. 1, comma 1), abrogando il regolamento contenuto nel DPR n. 163/75 e stabilendo il campo proprio e riservato di attività e responsabilità delle professioniste sanitarie determinato da: 1. D.M. istitutivo del relativo profilo professionale (D.M. 740/94); 2. Ordinamento didattico del corso di Diploma universitario oggi corso di laurea di I° livello; 3. Ordinamento didattico dei corsi di Formazione post-base; 4. Codice deontologico.
Sempre sul punto, una ulteriore conferma sia della natura riservata o protetta della professione sanitaria, sia dei compiti istituzionalmente attribuitile, si ricava dal tenore della legge 10 agosto 2000 n. 251 “Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica” che all’art. 1 (professioni sanitarie infermieristiche e professione sanitaria ostetrica) recita: “Gli operatori della professione sanitaria ostetrica svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, alla cura e salvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali nonché dagli specifici codici deontologici ed utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza”.
Da ultimo, il D.L.vo 9 novembre 2007, n.206 in attuazione della direttiva 2005/36/CE- relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE concernente la libera circolazione delle persone a seguito dell’adesione all’U.E. di Bulgaria e Romania ha previsto all’art. 48 che: “Esercizio delle attività professionali di ostetrica. 1. Le disposizioni della presente sezione si applicano alle attività di ostetrica come definite dalla legislazione vigente, fatto salvo il comma 2, ed esercitate con i titoli professionali di cui all’allegato V, punto 5.5.2. 2. Le ostetriche sono autorizzate all’esercizio delle seguenti attività’: a) fornire una buona informazione e dare consigli per quanto concerne i problemi della pianificazione familiare; b) accertare la gravidanza e in seguito sorvegliare la gravidanza diagnosticata come normale da un soggetto abilitato alla professione medica, effettuare gli esami necessari al controllo dell’evoluzione della gravidanza normale; c) prescrivere gli esami necessari per la diagnosi quanto più precoce di gravidanze a rischio; d) predisporre programmi di preparazione dei futuri genitori ai loro compiti, assicurare la preparazione completa al parto e fornire consigli in materia di igiene e di alimentazione; e) assistere la partoriente durante il travaglio e sorvegliare lo stato del feto nell’utero con i mezzi clinici e tecnici appropriati; f) praticare il parto normale, quando si tratti di presentazione del vertex, compresa, se necessario,l’episiotomia e, in caso di urgenza, praticare il parto nel caso di una presentazione podalica; g) individuare nella madre o nel bambino i segni di anomalie che richiedono l’intervento di un medico e assistere quest’ultimo in caso d’intervento; prendere i provvedimenti d’urgenza che si impongono in assenza del medico e, in particolare, l’estrazione manuale della placenta seguita eventualmente dalla revisione uterina manuale; h) esaminare il neonato e averne cura; prendere ogni iniziativa che s’imponga in caso di necessità e, eventualmente, praticare la rianimazione immediata; i) assistere la partoriente, sorvegliare il puerperio e dare alla madre tutti i consigli utili affinché possa allevare il neonato nel modo migliore; l) praticare le cure prescritte da un medico; m) redigere i necessari rapporti scritti.”
Delineati i lineamenti normativi della professione ostetrica, la sua piena riconducibilità al concetto di “professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione da parte dello Stato” ai sensi ed agli effetti anche dell’art. 348 c.p.; individuati sempre su base normativa gli atti tipici e caratteristici della professione ostetrica, risulta agevole enucleare le ragioni per cui l’esercizio di tale attività debba essere subordinato al controllo di natura pubblicistica, al superamento di un esame di abilitazione e conseguente iscrizione in un albo professionale e prima ancora al conseguimento di un titolo accademico consistente nel diploma di laurea in “Scienze Ostetriche”.
[…]

[…] l’inscindibile unità fra l’atto sanitario e quello relazionale; la prestazione ostetrica è un mixtum compositum di fattori tecnici, pratico operativi, ma anche emozionali o mentali; ciò perché l’alleanza sanitaria fra l’ostetrica e la diade materno fetale è innanzitutto una rapporto umano, molto intimo e di totale “affidamento”.”

Tratto dal sito: Collegio delle Ostetriche di Udine e Pordenone
http://www.collegioostetricheudpn.it/

Altri riferimenti normativi si trovano nel sito del Collegio Interprovinciale Ostetriche BL PD RO TV VE VI
http://www.ostetricheinterve.it/2185-2/

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