Compleanno e placenta

Sto preparando un rito per festeggiare “il mio compleanno”.
Invitate saranno mia madre, le mie figlie e le mie amiche.
Mi piace sempre ricordare come la torta di compleanno sia profondamente legata alla placenta, la sorellina della bambina nel ventre materno, organo a due facce, una rivolta verso la nascitura, l’altra rivolta verso la madre.
Legame che unisce figlia e madre.

“L’origine della parola latina placenta è dal greco plakous, che significa piu’ o meno focaccia. […] nell’attuale cerimonia del taglio della torta di compleanno c’è un residuo della celebrazione della placenta!

di Clara Scropetta”

Tratto da: http://www.craniosacrale.it/blog/benvenuto/lotus-birth-nati-con-la-placenta/

La torta di compleanno come simbolo della placenta
“In Latino il termine “placenta” indicava un comune tipo di torta, derivato dal Greco “plakounta”, una torta piatta e spugnosa. Inoltre “placenta” ha derivazioni dal verbo “placere”, ricordando quindi il suo significato di “piacevole, gratificante”.
In Tedesco, anche oggi la placenta viene chiamata in due modi: il più tipico è “Mutterkuchen”, che tradotto letteralmente significa proprio “torta della mamma” (Mutter- , mamma e -kuchen, torta) e talvolta anche con “Fruchtkuchen”, ossia “torta di frutta”, poiché l’aspetto ricorda un tradizionale dolce dei paesi nordici e anglosassoni, a base di frutta secca e noci.
Se l’associazione vi risulta bizzarra, ricordate che nel regno animale è molto frequente la placentofagia, ovvero la pratica con cui la madre, dopo il parto, si ciba della placenta appena espulsa, per recuperare le forze. ”

Fonte: http://ladyfertility.blogspot.it/2012/12/happy-birthday.html

“L’espulsione completa della placenta suscitava il sollievo dello scampato pericolo, l’euforia della catarsi (katharsis = purificazione ma anche mestruazione e potatura degli alberi).
Solo allora, per la puerpera e per le madri che l’avevano assistita, si apriva l’inizio della festa: la placenta poteva essere mangiata (placentofagia), prototipo di ogni magico “filtro” rigeneratore, o, più banalmente di ogni torta di compleanno.
di Domenico Arturo Nesci”

Tratto da: https://books.google.it/books?id=M3s-Rq5jJOwC&pg=PA134&lpg=PA134&dq=torta+di+compleanno+e+placenta&source=bl&ots=4GvhdHoK1O&sig=B-541tKNxZ82RC4NHgaPpUcTDDc&hl=it&sa=X&ei=MRQeVf2tI8rraoWOgMAL&ved=0CC0Q6AEwBQ#v=onepage&q=torta%20di%20compleanno%20e%20placenta&f=false

“noi che alla nostra nascita siamo stati separati precocemente dalla nostra placenta/gemello/angelo, per onorare la sua protezione, per ricordare e ringraziare l’angelo che ci ha aiutato in questo mondo e che è sempre con noi.
di Kiki Yogini”

Tratto da: https://kikiyogini.wordpress.com/2015/03/19/un-piccolo-rito-per-la-placenta-in-occasione-delleclissi-solare-di-primavera/

“E’ la placenta medica, quella che abbiamo imparato a conoscere nelle figure dei libri, quella che nei parti in ospedale vediamo per un attimo e poi chissà dove finisce. Buttata via con gli altri “rifiuti organici”. Una volta nato il bambino ha finito il suo compito, non ha più motivo di esistere.

La placenta è trina perché ha tre volti,

L’etimologia di placenta viene dal latino placui, che vuol dire “ciò che piace”. I Romani chiamavano “placente” le focacce cotte di grano. Per lo più erano focacce dolci, buone da mangiare.

la madre da nutrimento a entrambi (placenta e bambino). La madre nutrendosi nutre la possibilità di nutrire, di far crescere la placenta ed anche il bambino.

La placenta sancisce dunque un patto di alleanza tra l’uomo e il cosmo, è ancora dopo la nascita un organo mediatore, non più tra la madre e il bambino, ma tra l’universo e il bambino, tra il mondo degli spiriti e il bambino, tra il Dio e la Dea e il bambino.

Letteralmente la placenta diventa l’ostia che mette in comunione il corpo e il sangue della madre.

è credenza comune in molte culture tradizionali, che se della placenta si impossessa qualcuno che ha intenzioni cattive verso il bambino, l’azione malvagia sulla placenta si ripercuoterà sul bambino, proprio come se fosse una bambolina vodoo, a sottolineare l’essenza della placenta come doppio.

placenta celeste” del bambino, che assurge nella visione di Ildegarda di Bingen a “divinità placentare”, in grado di mandare l’anima al bambino attraverso il cordone ombelicale.

di Emanuela Geraci”

Tratto da: http://www.mondo-doula.it/articolo.aspx?articolo=32

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